Al fine di rappresentare al meglio e raccontare la ricchezza della cultura del canto a tenore, ci porteremo nei luoghi emblematici e più rappresentativi della varietà di questa cultura musicale. Nei paesi del Marghine e del Montiferru, nei luoghi dell’incontro tra sacro e profano, che si presenta sempre in modo diverso e originale. Nella Barbagia di Ollolai, a Orgosolo in particolare dove il canto a tenore  ha centinaia di praticanti ed è una delle espressioni più vive della cultura del pastoralismo, così come a Mamoiada, a Fonni o a Ollolai. A Ottana, dove il canto si erge sopra le rovine del fallito tentativo di industrializzazione, nelle Baronie e a Dorgali, dove il canto a tenore di contadini e pastori incontra le nuove realtà economiche e sociali del turismo estivo. Nel Monte Acuto dove echeggia il suono ruvido e potente degli arcaici canti di Buddusò, Alà e Pattada. Ad Orune, il paese dei canti e dei cantori oggi più apprezzati e ammirati dagli appassionati. E in quei centri dove pulsa la storia recente del canto a tenore sardo, con i gruppi più noti e affermati, anche e specialmente fuori dell’ambiente del canto a tenore, nei contesti internazionali.

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Mamoiada è un piccolo centro della Barbagia di Ollolai molto noto per le maschere tradizionali dei mamuthones che sono in questi anni diventate uno dei simboli principali del carnevale in Sardegna.

Mamoiada è una comunità in cui la tradizione e la cultura materiale e immateriale locale è particolarmente viva ed è in questi ultimi decenni diventata motivo di orgoglio e strumento di crescita anche economica oltre che culturale. Tra le produzioni di maggior pregio vi è il vino cannonau e la viticoltura è costantemente in crescita così come la qualità dei vini che ricevono ogni anno importanti riconoscimenti nazionali e anche internazionali.


Su cussertu

Il canto a tenore di Mamoiada ha la denominazione tipica di cussertu, con la pronuncia caratterizzata dal colpo di glottide della C iniziale. Questo canto è molto radicato ed è stato documentato a più riprese nelle campagne di registrazione del CNSMP (Centro Nazionale di Studi sulla Musica Popolare) tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. I suoi interpreti principali di quegli anni erano e sono molto noti e apprezzati in tutto il mondo degli appassionati di canto a tenore in tutta l’Isola. Tra questi si ricordano Chicu Ganu (Longone) col suo timbro pieno e fortemente originale, Chicheddu Canu con la sua voce melismatica e il “mitico” Matzone che per anni è stato uno dei cantori più presenti e apprezzati sui palchi delle feste paesane di tutta la Sardegna. Purtroppo il canto a tenore, in quanto espressione corale e strumento di socialità, simbolo di coesione e di appartenenza, ha subito la pesante crisi sociale che per alcuni decenni ha vissuto la comunità mamoiadina a causa delle gravi inimicizie all’interno della comunità stessa. Superata quell’infausta stagione di conflitti interni il canto a tenore ha ripreso il suo ruolo tradizionale in seno alla comunità e le nuove generazioni hanno proposto la loro interpretazione dei canti apprendendolo direttamente dagli insegnamenti dei più anziani cantori.

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Pattada è un paese del centro nord Sardegna posto in cima alle colline della sub regione denominata Monte Acuto. I pattadesi si sono da sempre distinti per la loro laboriosità e intraprendenza anche imprenditoriale.

Pattada subisce in questo periodo storico, come tutti i centri dell’interno dell’Isola, il grave fenomeno dello spopolamento (negli ultimi quarant’anni ha perso oltre un terzo dei suoi abitanti passando da oltre 5000 a soli 3000 residenti); nonostante ciò resta tra i centri più produttivi e attivi specialmente nel settore dell’allevamento, della zootecnia e della produzione casearia; così come fiorente rimane l’artigianato tradizionale e in particolar modo quello dei famosi coltelli a serramanico “sa patadesa”, un vero prodotto identitario.

La cultura locale immateriale è ancora ben viva e presente nel fare quotidiano dei pattadesi. Tra le sue espressioni più praticate vi sono la poesia in lingua sarda e il canto a tenore. Pattada vanta infatti storicamente un gran numero di poeti improvvisatori e autori di poesia scritta, a partire da due tra i più grandi poeti della Sardegna: Pisurtzi (della frazione di Bantine) e l’ancor più noto Padre Luca Cubeddu.


Il canto a tenore a Pattada

Il canto a tenore di Pattada non ha forse avuto negli ultimi cinquant’anni la visibilità esterna che ha favorito altre tradizioni canore locali, ma ha vissuto, così come sempre accadeva in passato, nella pratica paesana dei contesti informali degli incontri tra amici, nelle occasioni dei balli cantati, nelle feste campestri legate alla tosatura delle pecore o in quelle familiari dei matrimoni, nel canto serale dei tzilleris (bar), ma anche in modo più organizzato e formalizzato, sul palco della festa paesana durante le cosiddette serate folk o per l’accompagnamento del canto dei poeti improvvisatori. L’espressione locale del canto a tenore si è tramandata così di generazione in generazione senza concedere nulla alla standardizzazione che sottilmente si insinua nel passaggio dai contesti informali alle esibizioni sui palchi.

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Torpè, nell’alta Baronia, un piccolo centro di circa tremila abitanti, che dista appena tre chilometri dalla costa tirrenica. Nonostante il territorio comunale non abbia uno sbocco al mare, la vicinanza con la costa e le spiagge del litorale di Posada, Siniscola e Budoni favorisce la presenza di un numero sempre maggiore di turisti, specialmente nuclei familiari che amano la tranquillità, il contatto con i residenti e con la cultura locale. Torpè ha saputo tener vive le proprie tradizioni quasi fosse un paese dell’interno.

Tra queste vi è appunto il canto a tenore che qui è detto a cussertu che vanta circa un centinaio di cantori.